2016
Il termine “radice” è polisemico. La radice come antecedente di un gruppo di parole etimologicamente relate è un’unità di analisi diacronica (radice-D); la radice come base di una regola produttiva di formazione delle parole è un’unità di analisi sincronica (radice-S). Mentre la definizione della radice-D è univoca, la nozione di radice-S è controversa. A seconda dei casi, la radice-S può indicare: i) un morfema lessicale primario, senza specificare di che tipo di morfema lessicale si tratti; ii) un morfema lessicale primario che coincide con una parola a cui siano state sottratte le desinenze di flessione e, specificamente, con un tema verbale primario; iii) un morfema lessicale primario che è strutturalmente diverso da una parola priva di flessione e, specificamente, da un tema verbale primario. Il confronto tra il sistema di codifica dell’Aggettivo in latino e nel Rigveda dimostra che l’ipotesi iii) è l’unica accettabile dal punto di vista tipologico. In latino ci sono tre classi di morfemi lessicali primari (nomi, verbi e aggettivi), e l’Aggettivo prototipico è un tema aggettivale primario; in vedico ci sono solo due classi principali di morfemi lessicali semplici (nomi e radici) e l’Aggettivo prototipico è un tema derivato da una radice verbale che indica una qualità. Quindi, se il tema verbale semplice è il lessema da cui si forma il Verbo prototipico (oltre ad alcuni nomi e alcuni aggettivi), la radice è il lessema da cui si formano il Verbo prototipico e l’Aggettivo prototipico (oltre che alcuni nomi). Alcune note sulle conseguenze di questa definizione tipologica della radice per la linguistica indoeuropea chiudono il lavoro.
root
adjectival typology
history of PIE adjetcives