L’opera esamina in modo organico e sistematico le nuove forme di intervento dello Stato nell’economia, collocando la politica industriale e la programmazione economica al centro delle trasformazioni istituzionali, giuridiche ed economiche indotte dalla globalizzazione, dall’integrazione dei mercati e dall’emersione di rischi sistemici sempre più complessi. Muovendo da una ricostruzione storica dei modelli tradizionali di intervento pubblico, l’analisi ripercorre l’evoluzione che conduce dall’intervento diretto dello Stato attraverso l’azienda autonoma e l’ente pubblico economico, al sistema delle partecipazioni statali e all’esperienza paradigmatica dello Stato imprenditore incarnata dall’IRI, evidenziando come tali modelli abbiano progressivamente lasciato spazio a forme più articolate e ibride di presenza pubblica nell’economia. In questo quadro, la programmazione economica viene riletta non come strumento superato, ma come tecnica attuale di governo delle trasformazioni economiche, capace di operare come meccanismo di indirizzo strategico e di coordinamento in una governance multilivello, nonché come metodo di regolazione ex ante della variabile del rischio. Un ruolo centrale è attribuito alle società a partecipazione pubblica, analizzate alla luce della crisi del modello tradizionale, della stagione delle privatizzazioni e delle ambiguità tra privatizzazione formale e sostanziale, con particolare attenzione al mancato progetto Guarino e alla successiva transizione dallo Stato imprenditore allo Stato regolatore e stratega, nel quale strumenti quali il golden power assumono una funzione strutturale e ordinaria di tutela degli interessi economici nazionali e di politica industriale implicita. Il lavoro approfondisce inoltre le nuove forme di intervento pubblico realizzate in collaborazione con il settore privato, soffermandosi sul partenariato pubblico-privato quale modello flessibile di allocazione di funzioni, rischi e responsabilità nei settori strategici delle infrastrutture digitali, dell’energia, della sanità, dei beni culturali, dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, mettendone in luce le potenzialità in termini di efficienza e co-produzione del valore pubblico, ma anche i delicati profili di compatibilità con la funzione pubblica e la tutela dei diritti fondamentali. A seguire, ampio spazio è dedicato all’analisi delle aggregazioni e delle politiche industriali nei settori a partecipazione statale, attraverso un approccio giuridico, economico e istituzionale che esamina le dinamiche dimensionali e competitive nei comparti energetico, industriale, della difesa, assicurativo e bancario, includendo una riflessione sulle aggregazioni bancarie e sulla prospettiva di un polo bancario pubblico, nonché sui processi di razionalizzazione delle municipalizzate nel confronto tra diritto interno e vincoli sovranazionali. La parte finale del lavoro affronta il tema della regolazione dei nuovi rischi e della necessaria programmazione pubblica, analizzando la gestione del rischio energetico, climatico e demografico, l’integrazione dei fattori ESG nella programmazione economica e il rapporto tra intervento statale e rischio sistemico, con particolare riguardo al moral hazard pubblico, al diritto del fallimento sistemico, alle implicazioni per la concorrenza e gli aiuti di Stato, al nesso tra debito sovrano e rischio bancario e alla trasformazione del principio di sussidiarietà economica, fino alla progressiva costituzionalizzazione del rischio. Il lavoro si conclude proponendo una visione della politica industriale e della programmazione economica come strumenti integrati, nei quali lo Stato agisce quale architetto dello sviluppo, capace di coniugare interesse economico nazionale, apertura dei mercati e sostenibilità, recuperando lezioni storiche – dal Piano Mattei alle grandi strategie pubbliche del Novecento – e proiettandole nelle sfide contemporanee, con una riflessione finale sul ruolo del merito, delle competenze e della qualità delle istituzioni come precondizioni essenziali per un intervento pubblico efficace, legittimo e orientato al benessere collettivo.
Intervento dello Stato e Governo dell'Economia
VINCENZO SANASI D'ARPE
2026-01-01
Abstract
L’opera esamina in modo organico e sistematico le nuove forme di intervento dello Stato nell’economia, collocando la politica industriale e la programmazione economica al centro delle trasformazioni istituzionali, giuridiche ed economiche indotte dalla globalizzazione, dall’integrazione dei mercati e dall’emersione di rischi sistemici sempre più complessi. Muovendo da una ricostruzione storica dei modelli tradizionali di intervento pubblico, l’analisi ripercorre l’evoluzione che conduce dall’intervento diretto dello Stato attraverso l’azienda autonoma e l’ente pubblico economico, al sistema delle partecipazioni statali e all’esperienza paradigmatica dello Stato imprenditore incarnata dall’IRI, evidenziando come tali modelli abbiano progressivamente lasciato spazio a forme più articolate e ibride di presenza pubblica nell’economia. In questo quadro, la programmazione economica viene riletta non come strumento superato, ma come tecnica attuale di governo delle trasformazioni economiche, capace di operare come meccanismo di indirizzo strategico e di coordinamento in una governance multilivello, nonché come metodo di regolazione ex ante della variabile del rischio. Un ruolo centrale è attribuito alle società a partecipazione pubblica, analizzate alla luce della crisi del modello tradizionale, della stagione delle privatizzazioni e delle ambiguità tra privatizzazione formale e sostanziale, con particolare attenzione al mancato progetto Guarino e alla successiva transizione dallo Stato imprenditore allo Stato regolatore e stratega, nel quale strumenti quali il golden power assumono una funzione strutturale e ordinaria di tutela degli interessi economici nazionali e di politica industriale implicita. Il lavoro approfondisce inoltre le nuove forme di intervento pubblico realizzate in collaborazione con il settore privato, soffermandosi sul partenariato pubblico-privato quale modello flessibile di allocazione di funzioni, rischi e responsabilità nei settori strategici delle infrastrutture digitali, dell’energia, della sanità, dei beni culturali, dell’istruzione, della ricerca e dell’innovazione, mettendone in luce le potenzialità in termini di efficienza e co-produzione del valore pubblico, ma anche i delicati profili di compatibilità con la funzione pubblica e la tutela dei diritti fondamentali. A seguire, ampio spazio è dedicato all’analisi delle aggregazioni e delle politiche industriali nei settori a partecipazione statale, attraverso un approccio giuridico, economico e istituzionale che esamina le dinamiche dimensionali e competitive nei comparti energetico, industriale, della difesa, assicurativo e bancario, includendo una riflessione sulle aggregazioni bancarie e sulla prospettiva di un polo bancario pubblico, nonché sui processi di razionalizzazione delle municipalizzate nel confronto tra diritto interno e vincoli sovranazionali. La parte finale del lavoro affronta il tema della regolazione dei nuovi rischi e della necessaria programmazione pubblica, analizzando la gestione del rischio energetico, climatico e demografico, l’integrazione dei fattori ESG nella programmazione economica e il rapporto tra intervento statale e rischio sistemico, con particolare riguardo al moral hazard pubblico, al diritto del fallimento sistemico, alle implicazioni per la concorrenza e gli aiuti di Stato, al nesso tra debito sovrano e rischio bancario e alla trasformazione del principio di sussidiarietà economica, fino alla progressiva costituzionalizzazione del rischio. Il lavoro si conclude proponendo una visione della politica industriale e della programmazione economica come strumenti integrati, nei quali lo Stato agisce quale architetto dello sviluppo, capace di coniugare interesse economico nazionale, apertura dei mercati e sostenibilità, recuperando lezioni storiche – dal Piano Mattei alle grandi strategie pubbliche del Novecento – e proiettandole nelle sfide contemporanee, con una riflessione finale sul ruolo del merito, delle competenze e della qualità delle istituzioni come precondizioni essenziali per un intervento pubblico efficace, legittimo e orientato al benessere collettivo.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.

